Giacomo Streliotto

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Giacomo Streliotto
Cittadella, Padova (IT), 1986

Via della Stazione, 2012-2013
Bitume 2014, Fab30
testo / text: Valentina Trisolino

Via della Stazione è un progetto fotografico che ha come punto focale l’analisi attenta della strada che porta dalla stazione di Urbino al centro della stessa cittadina, Via della Stazione appunto, e del territorio ad essa intorno. L’autore con sistematicità ha deciso di seguire due linee guida identificabili il primo nella scelta dei lunghi tempi di osservazione, il secondo nel percorrere più e più volte e senza una precisa meta la strada e i suoi dintorni. Da ciò nasce un lavoro interessante e ben costruito, che riflette un’osservazione calma, puntuale e per nulla invasiva. Nel suo divagare l’autore ci fa comprendere quanto sia importante riuscire ad allontanarci dalla frenesia dello sguardo, tipica dell’era post-moderna, e soffermarci con garbo e con riflessione sui luoghi che ci circondano o che percorriamo. L’assenza di una meta permette di non focalizzare la nostra mente, e dunque la nostra osservazione, su un solo punto ma ci aiuta ad analizzare il durante, a dare nuovo senso all’attraversamento. I toni delicati e poco contrastati permettono inoltre di osservare queste immagini creando percorsi visivi sempre nuovi e mai unilaterali. È questa forse la democrazia dell’immagine.

“Via della Stazione, a road that leads to the old train station, which has now become a restaurant-bar. Many students and workers leave their cars here and reach the town centre by bus. Actually, Via della Stazione is out of town and runs downhill along a landscape that I liked to admire while walking, especially on the weekends when it was not very busy. I lived in Urbino at that time, at the beginning of that road. Every time I went for a walk in Via della Stazione I brought my camera with me to ‘write down’ what I saw. The pictures I am presenting here are a selection of the visual notes I collected during my walks. This sequence of photos reproduces the act of wandering without any destination. Walking slowly makes us focus on things we would not usually notice. I agree with the writer Rebecca Solnit when she maintains: Walking can also be imagined as a visual activity, every walk a tour leisurely enough both to see and to think over the sights, to assimilate the new into the known. (Rebecca Solnit, A History of Walking).

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